DI STRANEZZE E CULTURAL SHOCK

Quando si cambia paese, si varcano i confini della propria “comfort zone” e vuoi o non vuoi, ci s’imbatte sempre in uno shock culturale. Tantissime sono le usanze, abitudini, stili di vita talmente diversi che all’inizio si è elettrizzati, euforici e pieni di voglia di scoprire. Dopo un po’ però, questa fase quasi magica, in cui sembra di essere costantemente in vacanza svanisce, lasciando spazio alla vita vera. Allora si fanno i conti con aspetti locali che pian piano facciamo nostri e altri che invece, si farà sempre fatica a digerire, o ancora, che non diventeranno mai parte della nostra quotidianità e mai capiremo.

Fino ad oggi di stranezze, differenze e cultural shock ne ho viste, (e vissute), diverse anch’io. Ho deciso di scrivere questo post, per farvi conoscere qualcuno di quei “avreste mai detto che..?”. Poi, perché no? Magari strapparvi anche un sorriso con qualche mia comica disavventura.

Del mio periodo parigino una su tutte mi è rimasta impressa: come si acquista il prosciutto. Voi sicuramente direte “Perché? Che ci vuole a comprare il prosciutto?”. Lo dicevo anch’io… Finchè al reparto salumeria di un grosso supermercato di Parigi, ebbi la malsana idea di chiedere BEN 1 etto di cotto… Il commesso andò in crisi davanti all’affettatrice. Motivo per cui, continuava a chiedermi quanto affettato volessi. Sentendosi dare sempre la stessa risposta, interpellò addirittura un collega. Sapete perché? Perché in Francia il prosciutto si compra a fette…. Beh.. inutile dirvi che dopo una fervida discussione, in cui io non capivo come mai non mi voleva vendere questo benedetto etto e lui non capiva come fare a darmelo, dovetti accontentarmi di n. 5 fette. Ah! Notare che accanto all’addetto c’era la bilancia.

Quando si arriva in Asia invece, la difficoltà più grande, nonché il più grosso shock, è rappresentata senza dubbio dalla lingua. Poi però, complice una cultura totalmente agli antipodi della nostra, di differenze se ne possono trovare davvero un’infinità.

Lingua aliena, questa sconosciuta. A tutti gli expat, o quasi, agli inizi capita di trovarsi in situazioni in cui si finisce col capire “Roma per toma”, o non comprendere affatto. Anche fare dei normali acquisti, come il latte o il burro, può risultare un’impresa, se considerate che qui, al supermercato, tutto è in giapponese. Ne so qualcosa. Questi momenti di misunderstanding però, possono diventare ricordi esilaranti. Come quella volta che, agli albori dello studio che più albori non ce n’è, entrai nel bagno di un locale molto “zen style” in una delle viette nascoste e silenziose di Kyoto. Quando fù il momento di tirare lo sciacquone, non capii una beata mazza, (concedetemi l’espressione), di ciò che c’era scritto su quei 20988 tasti del fantasmagorico wc giapponese. Ebbene sì, avevo scelto proprio una delle poche toilette con solo scritte in kanji. Inutile dirvi che dovetti uscire, andare da Hiro e dirgli “Tesoroooo.. ma come caspita si tira l’acqua in questo paese??” Per fortuna c’era lui! Eh lo so che ve lo state chiedendo, sì! Sono tornata indietro a tirarla!! Cioè, vi rendete conto? Dover chiedere a quello che sarebbe diventato poi il mio futuro marito per tirare l’acqua del water? D’altra parte, sarebbe stato forse meglio schiacciare tutti i tasti, per far partire opzioni varie tra cui musiche e suoni, in un locale dove il silenzio regnava sovrano? Beh.. L’idea non mi sembrò proprio una genialata. Così optai per il male minore. Altro che shock, ma prendiamola con ironia e ridiamoci su!

L’utilizzo all’impazzata di guanti, ombrelli & Co per proteggersi dai raggi solari. Gli asiatici, se non tutti buona parte, sono ANTI abbronzatura per eccellenza. Così, indipendentemente da quanti siano i gradi esterni, appena inizia a fare capolino la bella stagione, ecco apparire una miriade di oggetti contro gli UV. Prodotti beauty inclusi. Poco importa se fuori ci sono 18°, 25 o 38°. Buona parte dei giapponesi gireranno il più coperti possibile: manica lunga, calze (anche collant), scarpe chiuse, cappello, occhiali da sole, guanti lunghi (a volte usati anche per guidare. Sì, avete letto bene), ombrello (in Giappone esistono anche in versione estiva). Se necessario anche un foulard e i guantoni attaccati al manubrio della bicicletta. Non sia mai che un tiepido raggio di sole possa sopraggiungere. NON STO SCHERZANDO.

I prodotti di bellezza sbiancanti. Come detto appena sopra sono fanatici della pelle più che bianca, per cui in commercio si trovano prodotti apposta.

Soffiarsi il naso in pubblico è maleducazione. Avete capito bene, qui si tira su

Non si mangia per strada. Può sembrare strano, io stessa per molto tempo credevo che mio marito mi prendesse in giro. In realtà, non è ben visto mangiare mentre si cammina. Infatti difficilmente s’incrocia qualcuno farlo. Ecco… sarò passata per la maleducazione fatta persona un’infinità di volte.

Non si acquista al Kg, ma al pezzo. Perciò maxi shock quando si guardano i prezzi di frutta e verdura… A tal proposito infatti, devo dire che il mio consumo di vegetali da quando vivo in Giappone è diminuito, purtroppo. Al massimo, si trovano alcune confezioni già fatte con un paio di pezzi.

Ai pasti (e non solo) non si beve acqua, ma tea. Inizialmente questa cosa mi ha dato non poche difficoltà. perché sentivo davvero il bisogno di bere proprio acqua. Quí però, si può dire che non si usa, se non raramente. Stai mangiando a casa, piuttosto che al ristorante? Bevi tea. Hai sete? Bevi tea. Caldo cocente? Bevi tea. Tea, tea e ancora tea. Giapponese nei suoi svariati tipi. Caldo o freddo. Ad oggi è diventata un’abitudine che ho acquisito anch’io, infatti ormai compro l’acqua raramente. Anche in ospedale, quando ho partorito, a colazione, pranzo e cena c’era il tea.

Mio caro vecchio forno, c’eravamo tanto amati. Poi, arrivò il giorno dell’acquisto degli elettrodomestici e mi dovetti rassegnare ai forni multifunzione… Stile microonde in termini di grandezza, o poco più per intenderci, ma con le opzioni grill & owen incluse. Perciò, fanno sì qualunque cosa, ma in uno spazio ben più limitato. Così è bene ricordarsi di non organizzare una pizzata per 10, salvo iniziare a cuocere le pizze vent’anni prima, considerando che non si riesce nemmeno a metterne 2 in contemporanea. Infatti l’opzione due altezze non è contemplata. Purtroppo qui questo è ciò che fornisce il mercato, salvo poche costosissime opzioni.

Si guida a destra e si cammina a sinistra. Lasciar scendere prima di salire. Come avviene in Inghilterra, il posto guidatore è contrario al nostro; anche camminando, se si presta attenzione si nota che difficilmente, pur essendo a piedi, la gente si mischia in un senso o nell’altro. Bensì è come se si formassero due aree di marcia distinte. Allo stesso modo, ordine e precisione si vede anche nelle stazioni. Non vedrete mai nessuno fare a gara per salire sui treni, anzi. Solo file ordinate secondo la segnaletica onnipresente sul pavimento, in attesa che chi è arrivato scenda. Dopo si entra in carrozza, come dovrebbe essere.

Nei treni è vietato telefonare. Sui mezzi si assiste solitamente, e quasi sempre, a un religioso silenzio. “Quasi” tranne quando salgono bimbi un po’ vivaci come i miei figli, ma questa è un’altra storia che vi lascio immaginare.

Perché con 40° all’ombra si vede gente girare col cappellino di lana? Ecco una stranezza a cui forse non avrò mai risposta. Come pure l’abitudine di molti locali d’indossare scarpe di un numero più grande o di alcuni genitori che, in pieno inverno, escono loro tutti imbacuccati, ma ai piccoli nel passeggino non mettono né calze né scarpe. Sarà perché tempra il fisico? 🤔

Una volta sposati c’è la tendenza a cambiare letteralmente cognome. Le donne prendono quello dello sposo, modificando addirittura tutti i documenti. Anche in Francia, come in molti altri paesi, c’è un’ usanza similare. Io non l’ho fatto, ma malgrado ciò a Parigi, anche la mia posta personale arrivava col cognome di mio marito.

Sapevate già che in questo angolo di mondo il semaforo è blu? I colori in realtà sono gli stessi che abbiamo in Italia, ma invece di dire ch’è verde dicono blu!

Potrei raccontarvi ancora tante curiosità&cultural shock, ma forse non troveremmo una fine. Chissà, magari prossimamente ci sarà una seconda puntata, su uno dei social legati al blog. Intanto, se vi è piaciuto questo articolo lasciatemi un commento e non perdetevi la pagina Facebook.

A presto!

Related posts

7 Thoughts to “DI STRANEZZE E CULTURAL SHOCK”

  1. Paola

    Ho vissuto qualche mese in Francia, ma questo stile di vendita del prosciutto non lo sapevo! Invece amo molto le file ordinate inglesi e quando sono in Italia rischio ogni volta di perdere treno o bus perché mi camminano letteralmente sopra 😉 Il Giappone dev’essere ancora peggio se si mettono in ordine pure quando camminano a piedi!!!

    1. Guarda Paola, io a Parigi ci ho impiegato 1 settimana a capire la storia del prosciutto.. E ho pure dovuto chiedere a una signora che conosco che vive lì, perché mica me l’aveva detto il commesso!! Per cui ti lascio immaginare la scena al super.. Comunque sì, è proprio vero, ogni paese le sue

  2. L’anno scorso ho vissuto e lavorato in Francia per un mese e mezzo: ero stata assunta in una epicerie di Sceaux, un paesino vicino Parigi, e di salumi ne affettavo in continuazione, quindi sono rimasta sorpresa quando ho capito che lì si comprava tutto a fette e non ad etto; oltretutto una cosa che ho notato è che i francesi preferiscono i salumi tagliati molto grossi! Infatti spesso mi son ritrovata a confezionare fette di prosciutto che sembravano bistecche!

    1. Siiii!!! Terribilissime anche quelle fette giganti che cercavano di rifilato ogni volta!!

    2. Siiii!!! Terribilissime anche quelle fette giganti che cercavano di rifilarmi ogni volta!!

  3. Me le ricordo anche io queste stranezze francesi per gli affettati, che poi comunque si trovano anche in Belgio e in certe parti dell’Austria. Magari lì ti danno un etto di prosciutto ma in un’unica fetta!
    Non sapevo che in Giappone la guida fosse a destra!

  4. È proprio vero che paese che vai, usanza che trovi. Però non bere mai acqua è davvero strano…

Lasciami un commento! Ti è piaciuto questo articolo?