Geisha 芸者: chi è davvero?

Nell’immaginario collettivo, ma non solo, la parola Geisha 芸者 rimanda immediatamente al Giappone tradizionale e antico. In effetti, bisogna risalire al 1600 per identificare il momento della loro comparsa. Ciò nonostante viene associata, o identificata, il più delle volte ad una prostituta. Nulla di più sbagliato. Infatti, gli stessi kanji, che ne compongono il termine, danno già una buona spiegazione, perché il loro significato è “persona d’arte”. La sua figura, per i giapponesi, è quella una vera e propria artista, la rappresentazione dell’arte a tutto tondo. Questo perché il suo compito è sapere intrattenere gli ospiti, attraverso varie forme artistiche più o meno tradizionali, oltre ad essere in grado di sostenere qualunque genere di conversazione.

Prima di proseguire voglio farvi una precisazione: nella lingua giapponese il plurale non esiste, perciò le geishe NOO!!!! LE geishA 😀 , grazie.
Dove vivevano e lavoravano le geisha?

Vivevano all’interno dell’ okiya, l’abitazione a loro adibita, all’interno della quale vigeva una ferrea gerarchia al cui vertice c’era la okaasan, ovvero quella ch’era considerata la madre superiora, sotto le geisha, poi apprendiste varie e domestiche. Le attività professionali invece, si svolgevano nelle ochaya, ovvero le case da tea. Oggi a Kyoto, solitamente, la situazione continua ad essere questa, altrove invece sono molte quelle che iniziano a vivere da sole. In passato la loro presenza era molto più forte numericamente in tutto il Giappone, ad oggi purtroppo stanno quasi scomparendo, ma è una tradizione che resiste ancora.


Come si diventava geisha?

Il percorso preparatorio veniva interamente finanziato dall’okiya, con cui si contraeva l’ingente debito che doveva essere sanato una volta che la carriera aveva effettivamente inizio. Diventare geisha era tutt’altro che semplice e richiedeva diversi step. Normalmente coloro che avrebbero intrapreso questa strada, iniziavano prestissimo. Iniziavano come apprendiste, sostenendo anni di studi, tra cui danza, canto, shamizen, la cerimonia del tea – sulla quale se volete approfondire vi consiglio l’interessante post del blog “An oriental song” – , calligrafia, ikebana, letteratura e non solo. Il primo ruolo era di domestiche all’interno dell’ okiya, assumendo la qualifica di “shikomi”. In questa fase dovevano aspettare, fino a tardi, il rientro delle “sorelle maggiori” dagli spettacoli serali e se la proprietaria dell’okiya, che solitamente veniva chiamata “madre”, acconsentiva, potevano già partecipare alle lezioni. Ovviamente non mancavano gli esami. La seconda parte di questo percorso era breve. L’apprendista smetteva di fare da domestica, iniziava ad imparare tutto ciò che riguardava il kimono e ad assistere, in maniera passiva, alle varie serate delle geisha. Dopo di chè cominciava l’ultimo step: gli studi in qualità di maiko (che potevano durare diversi anni). Al momento opportuno, era ed è tutt’oggi, attraverso la cerimonia del cambio del colletto del kimono che si diventava ufficialmente una vera geisha. Il titolo, una volta assunto, veniva mantenuto fino al ritiro. Oggi la preparazione bene o male è sempre la stessa, con la differenza che le artiste non sono più legate all’okiya economicamente

DOVE VEDERLE?

Sicuramente un posto fra tutti per importanza è la meravigliosa Kyoto, l’antica capitale. Se vi aggirate fra le stradine di Gion potreste avere la fortuna d’incrociare queste artiste, soprattutto nel tardo pomeriggio. Un momento unico, da non perdere, se siete proprio in città nel mese di aprile, è il Miyako Odori. Di cosa si tratta? Delle danze della geisha ovviamente! Fate attenzione, perchè si svolgono al teatro Kaburenjo, per cui dovete acquistare i biglietti.


CURIOSITA’:

I colori utilizzati per gli abiti, così come per il trucco non sono casuali, ma hanno un significato. Ad esempio:

  • La parte dietro del collo lasciata senza make up rimanda alle parti intime;
  • Le maiko colorano di rosso esclusivamente la parte centrale del labbro inferiore. Quando diventano a tutti gli effetti persone d’arte potranno mettere il rossetto su tutte le labbra;
  • La quantità di rosso agli angoli degli occhi sta ad indicare quanto manca al termine del percorso d’apprendista

Possono sposarsi solo quando si ritirano dalla carriera e l’ingresso alle case da tea non è cosa da tutti, bensì sono ammessi solo coloro che vengono presentati da altri clienti abituali.

Se vi va di approfondire questo mondo, vi suggerisco il post su Madame Butterfly del Blog “Ascoltando le figure”. Naturalmente anche in ambito cinematografico si possono trovare svariate produzioni, famosissimo “Memorie di una geisha”..

Se invece siete attratti da tutto ciò ch’è la cultura giapponese, magari state programmando un bel viaggio e volete assolutamente calarvi nella tradizione, non perdetevi il post del blog “Il gusto in viaggio” sull’isola di Miyajima, patrimonio dell’Unesco.

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