Quando la terra trema, silenziosa si fa largo la paura

Erano le 7.58 del mattino, del 18 giugno, quando  il tatami ha iniziato a tremare sotto i miei piedi. Stavo cambiando i bimbi e mi è servita una frazione di secondo per realizzare cosa stava succedendo.

Il terremoto.

Pochi minuti dopo ne ebbi la conferma dagli alert che avevo ricevuto sul cellulare, appena qualche secondo prima della scossa. Allarmi di cui io, però, non mi ero accorta, avendo lasciato il telefono in cucina senza suoneria.

Epicentro a nord di Osaka, a circa 30 km da casa, sisma di magnitudo 5.9.

Certo, non eravamo all’epicentro, ma come potete immaginare, si è sentito perfettamente. Pareva di essere seduti sulle molle di un materasso. Considerando poi, che viviamo all’8° piano. ballava tutto. Si percepiva benissimo il palazzo oscillare.

Il mio primo pensiero ricordo essere stato “Meglio non muoverci da quì, perché quí a parte il kotatsu, non c’è altro”. Subito dopo, fra me e me, mi sono chiesta quando sarebbe finito. Già, perché generalmente un terremoto si svolge in un attimo. Dura pochissimo, è vero, ma in quell’esatto momento, quando sei lì ad attendere che passi, sembra un’eternità.

Poco sopra vi accennavo a degli alert. Questa è una cosa preziosissima. Quando sta per arrivare un sisma, i telefoni giapponesi ricevono un messaggio di allarme, come quello della foto qui sotto, giusto qualche secondo prima.

Alert

Sicuramente non è un grande preavviso, che per altro non sarebbe affatto possibile, ma almeno, può rappresentare il tempo necessario a mettersi in salvo. Esistono anche diverse applicazioni con la stessa funzione, ad esempio Yurekuru.

In teoria, appena si avverte la scossa, bisognerebbe mettersi sotto il tavolo. Io però, ho ritenuto che fosse meglio restare sul tatami, perché lì non abbiamo praticamente nulla, a parte il tavolino giapponese e i tipici armadi a muro. Altre precauzioni sono il chiudere immediatamente il gas e l’aprire un pochino la porta d’ingresso, per evitare che, in caso di danni alla struttura dell’abitazione, non si riesca più ad uscire.

Quella mattina, appena un paio d’ore dopo, dovevo portare il più piccolo ad una visita. Inutile dirvi che ci siamo fatti 8 piani a piedi, perché ovviamente, dopo il terremoto gli ascensori non andavano… Non vi nego che più volte mi sono chiesta come farei, essendo all’8° piano e considerando che dovrei scordarmi l’ascensore, se dovessi mai malauguratamente uscire di corsa di casa coi bambini, a causa del terremoto… La risposta? Beh… Non ce l’ho… Ovviamente, più che sperare che non ce ne sia mai bisogno, non si può fare…

Questa è la seconda volta che avverto un terremoto da quando vivo quí. La prima  capitò circa 1 anno e mezzo fa, andando a memoria era di 4°, avvertita ovvio, ma null’altro.

Il Giappone poggia praticamente su ben 4 placche tettoniche, questo lo rende uno dei paesi a maggior rischio sismico al mondo. Inoltre, “ciliegina sulla torta”, si trova all’interno di quella zona che viene detta la Cintura di fuoco del Pacifico, l’area dove avvengono all’incirca il 90% dei più grossi e potenti terremoti del mondo. Questo per dirvi che resta comunque un paese dove c’è attività sismica attiva tutte le settimane, anzi tutti i giorni come si può vedere dalle foto sotto, (risultati dell’app “yurekuru”).

Lista terremoti, app yurekuru

Fortunatamente il più delle volte, si tratta di piccole scosse, 1°/2°, a volte 3°, ma restano comunque irrilevanti qui. Infatti, nel Sol Levante il livello di sicurezza al riguardo è molto alto. Quindi, salvo incappare in sismi davvero fortissimi, potete stare tranquilli qualora dovesse capitarvi in viaggio. Non è un caso se davanti a movimenti terrestri di 3° o 4° i giapponesi, spesso, continuano tranquillamente a lavorare, o svolgere le loro attività senza fermarsi, come se nulla fosse.

Lista terremoti, app yurekuru
Lista terremoti, app yurekuru

Beh insomma, a me è capitato di fare quest’esperienza due volte fin’ora e mi auguro non ci saranno altre occasioni. In entrambi i casi, a parte un po’ di timore, non ho avuto alcun problema. Nel caso di Osaka, lo stesso non si può dire per chi era lì, a Kyoto, Nara, o comunque nelle immediate vicinanze dell’epicentro. I danni ci sono stati, diversi feriti e un paio di morti. Già… Accade anche in Giappone purtroppo. Non lo avreste mai detto? La natura sa essere meravigliosa quanto spaventosa e quando da il peggio di sé, l’uomo, chiunque sia, può ben poco.

Naturalmente dopo il 18 giugno ci sono stati un paio di giornate di disagi sui mezzi di trasporto, a cui si sono aggiunti dei danni in varie zone. A tutto ciò si è unita la paura. Il timore e il panico della gente diventa dilagante in questi casi. Nelle zone più prossime all’epicentro, so di negozi che sono stati presi d’assalto e svuotati dopo la scossa, qualora mai fosse malauguratamente arrivato il Nankai. Alcune mamme locali, a Kōbe, avevano iniziato ad organizzare degli incontri al parco nei primi giorni successivi, per paura di trovarsi sole in caso di nuovi tremori. Sì, perché questa è una popolazione “abituata”, se così si può dire, a convivere con l’ombra del terremoto, ma quando nell’aria aleggia solo distruzione, l’inquietudine, tutti i timori e l’ansia fanno capolino anche qua. Su un gruppo line (app similare al nostro WhatsApp, con anche parte social) di cui faccio parte, iniziavano ad arrivare le indicazioni emesse dal comune in caso di disastro, con la raccomandazione di premunirsi di kit di emergenza. Infatti, data l’elevata attività sismica presente, qui è consuetudine tenere sempre pronto un kit da usare in caso di disastro. Indispensabili nello zaino per le emergenze:

  1. scorte d’acqua
  2. una torcia
  3. un fischietto (da usare qualora ci si trovasse intrappolati sotto le macerie, così da segnalare la propria presenza)
  4. scorte di cibo non deperibili (quindi le cose migliori dovrebbero essere ad esempio quelle in lattina, o confezionate che spesso possono essere consumate facilmente senza cottura ecc, perché non è detto che, in caso di catastrofe si abbia a disposizione corrente, gas ecc)
  5. Cerotti, bende e magari un disinfettante o eventuali medicine
  6. Varie a seconda della propria situazione, ad esempio in caso di bimbi piccoli le cose essenziali per loro
  7. Last but not least soldi

Inutile ribadire che la paura sa essere al contempo silenziosa, dilagante e contagiosa. Soprattutto quando poi si leggono i giornali e gli studiosi si raccomandano di prestare massima attenzione, perché c’è un rischio elevato che un’altra scossa, ben più forte, arrivi. Questo è ciò che si è letto nei giorni scorsi. Inizialmente c’era allerta per le prima 48/72 h, ma poi si è estesa alle settimane successive.

Certo, ogni terremoto, solitamente è seguito dalle scosse di assestamento. Il Giappone però, da anni attende il Nankai, ciò spiega anche questi strascichi di timore. Sono passati ben più di 10 anni da quando il Nankai fu “predetto” la prima volta, dicendo che un terremoto di proporzioni catastrofiche sarebbe arrivato entro 30 anni, spazzando letteralmente via buona parte del Sol Levante. Ora di questi 30 anni ne restano ancora pochi, meno di 10, se non erro. Così, quando la terra si sveglia e proprio nella zona indicata per lo stesso Nankai, con lei, si sveglia anche la paura.

Come si fa a vivere in un posto che sai tremare continuamente? Dove sai che ti svegli la mattina e chi lo sa, magari potrebbe arrivare un sisma di proporzioni spropositate?

Mentirei se dicessi di non aver mai pensato a scenati poco positivi, soprattutto ora che spesso sono sola coi bambini. Devo dire però, che loro sono ancora troppo piccoli per rendersi veramente conto di cosa sia un terremoto. Comunque credo che questa domanda se la porrebbero in tanti, pensando di vivere in un luogo così. Beh… la realtà è che non c’è una ricetta magica, non c’è una soluzione e non v’è risposta. Semplicemente e paradossalmente, ci si convive, è come se, in qualche modo, ci si facesse l’abitudine. Sai che quí è così e, inconsciamente, lo accetti, per come si possono accettare queste cose. Malgrado tutti i rischi infatti, malgrado Fukushima, malgrado il grande terremoto di Kōbe e tutti gli altri, la vita scorre comunque anche qua. Come in ogni altra parte di mondo. Non si vive nell’ansia, o forse semplicemente non ci si pensa, distratti dalle mille cose quotidiane. Basta dire che tuta la pauradei giorni scorsi è già andata scemando. C’è poi da ricordare, come scrivevo più su, ch’è vero sì che la natura sa essere anche malvagia, ma siamo in uno dei paesi (o forse IL) più sicuri al mondo. Vengono fatte esercitazioni periodiche, a livello di comunità, nelle aziende, nelle scuole… Sui posti di lavoro generalmente ognuno ha il proprio kit di emergenza, nel quale, che in molti casi, c’è anche un caschetto, per ripararsi da eventuali crolli.

Insomma, in tal senso il Giappone è avanti anni luce e probabilmente è proprio questo che, in qualche modo, rende più tranquilli.

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